LA PARTITA DI DOMENICA

S.Croce

S. CROCE/S. POLO – LIDO 51 – 64

S. CROCE/S. POLO: De Laurentis, Costa 7, Barbato 2, Lenti Ceo 5, Freguja, Casagrande 4, Muner 2, De Rossi 10, Venturi, Sartor 13, Stefani 8.

All: E. Scarpa, V. All: G. Costa

LIDO: Seno, Rosada S. 6, Cosma 8, Stefani 2, Capitanio, Murazzi 3, Ragazzi A. 8, Marcon 10, Costantini 10, Saoner 10, Ragazzi G. 7.

All: M. Seno/M. Giulietti

Arbitri: G. Dori, M. Trevisan

Lavorare con lentezza / senza fare alcuno sforzo / chi è veloce si fa male / e finisce in ospedale / in ospedale non c’è posto / e si può morire presto”.

Forse sarebbe bene che qualche papà lo raccontasse ai propri figli. A quelli che si fanno distruggere i gusti musicali e culturali da radio come quella famosa milanese comandata da quello famoso col nome famoso di un famoso personaggio di un famoso fumetto americano. Dovremmo raccontarlo e urlarlo a voce alta che le radio italiane non sono sempre state schiave del mercato discografico come quelle di adesso. Che una volta le radio italiane avevano un’anima e provavano a trasmettere QUALCOSA oltre a far ascoltare lo stramaledettissimo ultimo singolo di Emma Marrone. Bisognerebbe raccontare loro che un tempo in Italia c’erano radio come Radio Alice, dove nulla era organizzato perché erano la conoscenza e la cultura a non poterlo essere. Dove tutto meritava di essere trasmesso perché da tutto si poteva imparare. E si potrebbe anche ricordare che la radio bolognese riuscì anche, per un brevissimo periodo, a farcela. A trasmettere il suo modo di essere, a far capire che un altro tipo di comunicazione era possibile. Poi, come spesso è accaduto in questo paese, qualcuno decise che il rischio di essere troppo liberi fosse eccessivo per gli italiani. Fu sufficiente la solita accusa di sovversione e voilà, tutto chiuso e pace fatta.

Ieri i ragazzi di coach Scarpa, per un lungo periodo, lavorando con lentezza, sono riusciti a vivere il loro sogno di libertà. Poi, come per i fondatori di Radio Alice, qualcuno ha deciso che era il momento di svegliarsi, di alzare il ritmo e riportare tutto a com’era prima. Per il bene del Paese. Peccato, perché per almeno 30 minuti, diciamoci la verità, è stato bello far finta di essere liberi…

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