LE SEMIFINALI!!!

IMG_6033CASTELLO – CANNAREGIO 69 – 68

CASTELLO: Marascalchi 11, Perricone 5, Rosa 16, Contin 2, Franceschet 5, Pacchiani 4, Nardo 5, Camin, Vianello G., Rosso 2, Vianello N. 13, Venturini 6.

All: E. Scarpa, V. All: A. Bettera

CANNAREGIO: Caburlotto, Mazzarolo 10, Battistin 7, Pilla 3, Frison, Zago 3, Scarpa22, Boscolo 4, Pedron, Tomassetti 4, Tagliapietra 5, Barp 10.

All: D. Giangaspero – A. Costantini

Arbitri: Pinzan, Zennaro

Non ho fatto il Liceo Classico, quindi ho dovuto fare delle ricerche. Mi ricordavo bene, ma meglio sempre verificare prima di rischiare la figuraccia epocale. Dunque…EMPATIA. Deriva dal greco empatéia, en-, “dentro” e pathos, “sofferenza”. Banalmente spesso il termine viene ridotto al semplicistico concetto di mettersi nei panni di qualcuno. In realtà la cosa appare un po’ più complicata oltre che ampia. Si tratta di atteggiamento della persona che costringe all’impegno. Per provare empatia, io devo compiere uno sforzo assoluto per andare verso l’altro, per cercare di comprenderne a pieno lo stato d’animo del momento escludendo ogni attitudine affettiva personale e ogni giudizio morale che possa compromettermi. È una missione quindi, un vero e proprio atto di costrizione che uno si impone per avvicinarsi e donarsi all’altro. A dirla così sembra azione rara da riscontrare al giorno d’oggi. Ma, si sa, i Torneo dei Sestieri e il suo pubblico amano sempre distinguersi per la virtù negli atteggiamenti. Chi non c’era magari non mi crederà ma può farselo raccontare da chi l’ha vissuto. Quando il ragazzo, a 5 secondi dal termine, causa un’errata comprensione del punteggio, ha commesso il fallo che ha regalato la finale a Castello, prima che ognuno prendesse la sua strada, quella per la gioia o per la disperazione, c’è stato un attimo, una quasi impercettibile frazione di secondo, in cui il tempo si è quasi fermato e durante la quale l’empatia è regnata sovrana. Credo che lui non se ne sia nemmeno accorto, tanto era disperato. Ma, ripensandoci, la coglierà e questo non potrà che aiutarlo a tornare qui il prossimo anno ancora più forte.

LIDO – DORSODURO 76 – 64

LIDO: Cosma 2, Giulietti, Rosada 13, Stefani 11, Forte 1, Ragazzi A. 4, Murazzi 7, Seno 2, Ragazzi G. 4, Costantini 2, Saoner 22, Enzo 8.

All: L. Stefanutti

DORSODURO: Farnea, Zanetti 2, Valentini 16, Burigana 5, Crivellari 4, Conz 2, Maggiolo, Indri n.e., Zamattio n.e., Zorzi, Guerrasio 23, Zavagno 12.

All: F. Bonaldi

Arbitri: Isigonis, Scarpa

Era il 1996 e ero eccitatissimo. Finalmente dopo anni di suppliche e capricci, avevo convinto i miei genitori a acquistare l’abbonamento della allora Tele+. Questo significava una e una cosa soltanto: NCAA Basketball!!! Era sempre stato il mio sogno. Vedere ragazzi di 20 anni giocare con le divise del proprio ateneo davanti ai compagni di corso e in Dome da oltre 50.000 persone per ogni malato di pallacesto era tutto. Ora, finalmente, avrei potuto vedere le mie prima Final Four in diretta. Me la ricordo come fosse ieri la seconda semifinale: la strafavorita Kentucky di coach Pitino, contro la sorprendente U-Mass di un giovanissimo coach Calipari. Beh, ieri l’ho rivista al Pattinodromo del Lido di Venezia. U-Mass aveva una coppia di guardie che sembrava uscita da un libro di Elmore Leonard: Edgar Parilla e Carmelo Travieso. Inutile dirvi che si trattava di due messicani piccoli e indifesi che dovevano vedersela per 40 minuti con la più grande zone press che la storia del Basket abbia mai visto, la cosiddetta Pressur Cooker, la “Pentola a Pressione” di Pitino. Vero, Calipari aveva Marcus Camby, centro dominante a livello universitario, ma arrivare fin là sotto dove lui avrebbe potuto fare la differenza era tutt’altro che agevole. Mi piacerebbe molto raccontarvi che fu U-Mass a vincere, ma le favole stanno sui libri, non sul parquet. Quello che vi posso dire però è che sentire urlare da Calipari in faccia ai suoi “Refuse To Loose!” durante i time out e vedere il punteggio ancora in equilibrio a 2 minuti dal termine è stata la lezione di sport più importante che potesse esserci.

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